Luis 22

Racconto breve ” Luis 22″scritto da Don Quixote de Terni su un Treno in Francia utilizzando un Iphone

Luis 22

Suo Padre è morto. Ormai 10 anni forse più. Forse meno. Non lo sa. Non gli importa. Le date sono sempre state un problema per Luis. Ha 22 anni ora, ma fa difficoltà pure a contare i propri anni. È sempre stato un problema per lui quello del tempo. Lo ha capito,  o forse no. Ha capito che è una convenzione, che non conta in realtà, si fa notare solo per l’erosione delle montagne o per le rughe che segna sui volti delle persone. Ma è il tempo ad erodere le montagne o l’azione del vento? È il tempo a creare le rughe sui volti o la posizione prolungata dei muscoli facciali in una determinata posizione? Non sa neanche questo. Sa una cosa. Luis sa che sua madre, una signora di 57 anni, è in una pensione statale per disabili mentali. Dopo la morte del marito ha smesso di parlare prima, di lavarsi poi, e di dormire infine. Era inevitabile finisse in un posto del genere, dove passa tutto il giorno con un pezzo di coroncina del rosario di plastica in mano, e sembra pregare. Un pezzo solo perché all’interno dell’istituto non è possibile portare lacci fili spaghi cravatte o roba simile, per ragioni di sicurezza. Adesso è seduto solo, sulla panca di legno di un lurido Irish pub, con i gomiti appoggiati sul tavolo di legno scheggiato e le mani congiunte, quasi in preghiera, a sorreggere la testa che ormai si fa sempre più pesante. Le vibrazioni delle casse, che mandano musica heavy metal a decibel esagerati gli stanno spappolando il cervello. Il su e giù costante della chitarra di Dimebag  Darrel , gli è ormai penetrato nel cervello e la voce di Phil D’anselmo gli scuote l’anima. “Ho bevuto troppo anche stasera, speriamo non mi venga il vortice”. Il “vortice” è quella sensazione che si prova quando ci si sdraia sul letto ubriachi fradici (magari dopo anche qualche canna che favorisce il tutto) e si percepisce il cervello raggomitolarsi su se stesso, fino a sentirsi completamente disorientati. Ci si libera del vortice solo vomitando, ma può accadere che se “la botta” è troppo “grossa” neanche evacuando l’alcol in quel modo si può arrestare il vortice, e si va avanti per ore, fino a vomitare la bile. Sa bene anche questo Luis, che si alza esce dal locale con passo spedito e nervoso e si dirige verso il “vicolo della pipì”. Si infila l’indice e l’anulare destro all’interno della bocca, cercando di toccare la gola, per provocare dei conati di vomito, che non tarda ad arrivare. “A eccoti eh….. se non la reggi la Botta stattene a casa” sente strillare da oltre l’arco, ingresso del vicolo. Luis si volta lentamente strofinandosi la bocca con dei tovaglioli di carta, presi nel pub. “Vaffanculo Wallace, è quella merda di fumo di prima che m’ha disintegrato il cervello. Adesso sto bene, do cazzo stanno gli altri?”