Mammella USB

Mammella USB

Racconto breve Mammella USB scritto da Don Quixote de Terni sul Treno Roma – Ancona su un Iphone

 

Mammella usb

C’è una signora che allatta di fronte a me. È bella, giovane, ha i capelli lunghi che le cadono sulle spalle e gli occhi chiari. Tiene con un braccio un bimbo, che si nutre attaccato ad una mammella. Una scena bellissima, non la vedevo da anni. Ma aspetta. L’altro braccio non lo avevo visto. Del resto la figura di questo mammifero femmina, mi appare a una certa distanza, tra il blu dei sedili del treno. L’altro braccio termina con una mano che regge il tipico smartphone Android, più grosso che performante. Ma guarda te, se nell’atto più bello dell’umanità, il più puro, il più immediato, bisogna stare col telefono in mano. Devo scendere ora. Mi avvicino, la signora è seduta proprio sui sedili successivi alla porta per scendere. Scopro allora due cose. La prima è che l’affetto materno di cui tanto parlano in quei pseudo manuali di pedagogia alle università, è dirottato verso una chat su whatsapp. Chissà con chi. La seconda è che la signora sta seduta al centro del suo nucleo familiare. Sulla sua destra il padre, intento ad osservare un telefono con le cuffie alle orecchie, noncurante di quello che gli sta accadendo attorno. Alla sua sinistra invece ci sono altri due bambini vestiti griffati, un po’ più grandicelli, ma non abbastanza da desiderare dei loghi o scritte sui propri capi di abbigliamento . Quello alla sua sinistra sta giocando col telefono, o meglio vegetando (come direbbe Jeffrey Goines). L’altro invece si rotola sulla poltrona, guardandosi intorno, cercando qualcosa o qualcuno nel mondo reale. Agita una bottiglietta semivuota (o semipiena) ma nessuno si cura di interagire con lui. Mi guarda come per dire: “vuoi giocare con me?”. Si ferma il treno. Scendo. Sto piangendo. Intanto penso. La prossima mossa dell’evoluzione umana dovrebbe essere un attacco usb su una mammella, almeno con una ricarichi il figlio con l’altra il telefono